Società dell’informazione e nuovi scenari della criminalità


di Maurizio Tonellotto,

Lo sviluppo delle reti ed in particolare di Internet, ha determinato grandi opportunità di crescita in campo sociale, economico, politico, culturale e scientifico, fino a ridisegnare gli scenari del nostro vivere quotidiano.

Se la globalizzazione delle comunicazioni ha portato significativi e tangibili benefici alla società, allo stesso tempo ha manifestato potenzialità negative altrettanto ampie: la Rete, in tutte le sue possibili applicazioni e forme di utilizzo è infatti strumento di particolare efficacia per la commissione di condotte criminali, alcune delle quali solo pochi anni fa, del tutto sconosciute.

Al proposito è stato giustamente affermato come in questo processo evolutivo non si può trascurare, per quanto riguarda il crimine, che all’espansione quantitativa corrisponde un’evoluzione qualitativa: la delinquenza attuale appare diversa da quella di ieri almeno nelle sue qualità espressive tanto che sempre di più si parla di ‘nuova criminalità[1].

Lo stesso Beck, già alla fine degli anni ’90 appare di grande lungimiranza quando indica come la società guidata dalla cosiddetta ‘modernizzazione riflessiva’[2] si scopre sempre più instabile, caotica, densa di patologie che non trovano rimedi se non attraverso una sinergica azione tra tutti quegli attori sociali, che, promuovendo la collaborazione culturale ed educativa tra famiglie, istituzioni scolastiche, organizzazioni di privato-sociale ed enti locali, riescano a colmare quel gap di instabilità, insita nella modernizzazione stessa[3].

La tecnologia è innanzitutto un mezzo, uno strumento e, in quanto tale, può essere orientato tanto allo sviluppo sociale, quanto all’offesa della società stessa.

Quando si parla di “criminalità informatica” si utilizza un concetto dai contorni non ben definiti, potendo questo riferirsi ad una molteplicità di condotte criminose lesive dei più diversi beni giuridici: reati contro il patrimonio, contro la riservatezza e la libertà individuale, contro la proprietà intellettuale etc.

La condotta delittuosa può concretizzarsi in più azioni contemporanee, svolte in tempi diversi, da più soggetti o da un singolo, in luoghi diversi o in uno spazio virtuale; la condotta stessa innesca più processi elaborativi e di trasferimento di informazioni che passano attraverso spazi indeterminati ed impalpabili per poi concretizzarsi in azioni lesive nel mondo reale, con efficacia, efferatezza e velocità tali da poter colpire immediatamente o in tempi diversi una o più vittime, uno o più beni giuridici anche a distanze enormi, luoghi differenti ed apparentemente svincolati gli uni dagli altri.

L’evolversi delle tecnologie ha fornito anche alla criminalità organizzata ampi spazi di manovra per sviluppare condotte criminose nuove o portare a termine illeciti tradizionali ma con nuovi strumenti, più efficaci e sicuri.

L’utilizzo delle nuove tecnologie ha modificato le dinamiche e le modalità del delinquere, intervenendo nei vari settori dell’illegalità, dalle truffe finanziarie al narcotraffico, dal commercio illegale di armi alla tratta di persone.

I nuovi “pizzini” si smaterializzano e diventano sequenze di bit, codificati, crittati, parcellizzati; le nuove tecnologie divengono funzionali per comunicare, organizzare e trasferire velocemente asset finanziari in paradisi fiscali, in maniera assolutamente sicura, rapida ed al riparo da azioni di contrasto che utilizzano metodiche e tecniche investigative tradizionali.

La velocità con la quale la tecnologia permette di trasferire, alterare o distruggere grandi quantità di dati e informazioni e, più in generale, di portare a termine un crimine, nonché la non-territorialità del fenomeno che può assumere una connotazione transnazionale, svincolandosi dalle competenze e dai confini dei singoli Stati, rappresentano i limiti più gravi alla persecuzione di tali forme di offesa.

La rivoluzione informatica e telematica ha dovuto necessariamente investire anche il mondo giuridico, richiedendo l’intervento del legislatore in ogni suo settore, dal diritto civile a quello amministrativo, dal diritto del lavoro a quello penale.

Analogamente anche le tecniche investigative e dell’indagine criminale hanno dovuto adeguarsi, dovendo confrontarsi in nuovi scenari, utilizzando metodologie di analisi e correlazione tra vecchi e nuovi assunti: elementi probatori astratti, impalpabili, volatili e talvolta non di facile ed immediata comprensione.

 

[1] Balloni A., L’insegnamento della criminologia dalla teoria alla pratica. Proposte per la formazione degli Operatori addetti al controllo sociale, in AA.VV., Studi in ricordo di Giandomenico Pisapia, Milano, Giuffré, 2000, vol. 3., pag.4.

[2] Beck, Ulrich, Giddens, Anthony, Lash, Scott, Modernizzazione riflessiva.Trieste, Asterios, 1999.

[3] Riflessioni in merito si rilevano inter alia in P. Donati, M. S. Archer,Riflessità, modernizzazione e società civile, Franco Angeli, 2010; Margaret S. Archer, Riflessività umana e percorsi di vita. Come la soggettività umana influenza la mobilità sociale, Erickson, 2009.

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