Piazza Verdi tra riqualificazione urbana e mediazione sociale, una convivenza possibile?


gallery_4f3d6033a69f6_piazzaverdiriddi Maurizio Tonellotto

Piazza Verdi, cuore della città ma anche crocevia multiculturale, dove la convivenza tra cittadini, studenti, commercianti, senza dimora e delinquenti comuni ha sempre riservato un altalenante equilibrio.

Afferma Giuseppe Losacco, sociologo, uno dei massimi esperti italiani di sociologia visuale: «Piazza Verdi è un’area naturale, è difficile contenerla, non si fa imbrigliare perché vive di vita propria. La storia di quella piazza è anche la storia di Bologna, è un luogo eterotopico,  dove le regole cambiano in funzione del mutamento e delle tensioni sociali».

Nel giugno 2010 l’amministrazione comunale ha promosso un percorso di riqualificazione urbana attraverso una progettazione condivisa che ha interessato diversi attori come l’Alma Mater, alcune associazioni studentesche ed i comitati locali. Losacco ha seguito l’evoluzione e la trasformazione dell’area interessata attraverso le immagini: «E’ stata una osservazione sociologica mutuata dall’uso dello strumento fotografico e guidata dall’analisi della letteratura per vedere e riconoscere gli elementi che caratterizzano le dinamiche dell’area», «Piazza Verdi è una zona controllata, di contenimento, il problema sono le vie adiacenti i vicoli di accesso alla piazza, le zone meno trafficate. Durante certi periodi dell’anno o certi orari della giornata si ha un afflusso, un movimento di persone che rendono controllate certe zone che invece diventano terra di nessuno alla sera, in particolare nel periodo estivo». Durante i lavori «Piazza Verdi ad un certo punto è stata negata a causa dell’intervento di riqualificazione…è stata transennata ed alienata a tutti quei soggetti che per le più differenti motivazioni fruivano di quegli spazi.» Lo studioso afferma come «la deprivazione dello spazio pubblico non si è solo limitata a quel necessario periodo di tempo per riqualificare l’area, ma è proprio il processo di riqualificazione che genera deprivazione degli spazi. L’introduzione di ‘arredi urbani’ antibivacco: le monosedute ma anche i dehors, svolgono una ambivalente funzione di riqualificazione e di allontanamento degli ‘others’, dei senza dimora, dei punkabbestia,….», al termine dell’intervento urbanistico nella cittadella universitaria «Piazza Verdi diviene luogo di interazione, con un arredo urbano che può non piacere ma che di fatto ha cambiato la faccia della piazza. Prima si vedeva gente seduta per terra, ora i tanto discussi cubi di cemento portano nella piazza una popolazione che prima si era persa: bambini, anziani, coppiette…. i cubi diventano luogo di sosta, di interazione…».

Certo è che rimane ancora molto da fare: la piazza “restituita”, come nella Cenerentola dei fratelli Grimm a mezzanotte si trasforma e cede il passo al caos, all’indignazione dei residenti, alla follia della movida esasperata, così lontana dalla vecchia e sana goliardia bolognese.

La speranza è che un minuzioso lavoro finalizzato a facilitare il dialogo interculturale tra differenti realtà, divenga il motore che porti ad un miglioramento concreto dell’area per tutti i fruitori della piazza, residenti e non.

Articolo pubblicato su Piazza Grande, il giornale di strada, nr. 3/2014

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