La sicurezza nelle imprese e la sua valutazione: un ipotesi metodologica


di Maurizio Tonellotto,

Il concetto di sicurezza ha subito in questi ultimi anni una trasformazione, evolvendosi verso una dimensione multidisciplinare.

E’ un concetto strettamente correlato a quello di rischio, criminalità ed ancor più a quello di devianza. La sicurezza è un bisogno primario, atavico, necessario, fondamentale tanto quanto la certezza dell’oggi e la speranza nel domani.

Sicurezza e futuro, insicurezza e paura sono concetti in antitesi che determinano in maniera opposta il vivere quotidiano.

«La sicurezza prepara una condizione essenziale futura e mira a determinare condizioni di convivenza migliori. […] non a caso le politiche della sicurezza si fondano sulla promessa di una più elevata qualità della vita»[1].

La privazione del futuro crea inerzia, insicurezza, depressione, genera preoccupazione collettiva, perdita di valori, disagio.

Già Beck intuisce come il passaggio alla seconda modernità è scandito dalla crisi delle certezze, dove la percezione rischio diviene motore dominante nell’agire quotidiano, determinando conseguenze sulla struttura della società e delle relazioni interpersonali[2]. La sicurezza è definibile come «quell’insieme di condizioni materiali, di percezioni e di rappresentazioni individuali e collettive che consentono ad un soggetto ad un gruppo di avere la convinzione di essere in grado di fronteggiare eventi che potenzialmente si presentano come una minaccia»[3].

La globalizzazione ha attivato processi spontanei ed imprevedibili che incidono sulle condizioni della vita dei singoli individui. Tale concezione come bene primario e fondamentale per il libero esercizio dei diritto comporta un continuo e costante impegno da parte di uno stato democratico ad assicurare ai suoi cittadini le condizioni di stabilità, qualità della vita e sicurezza nella quotidianità.

L’Impresa altro non è che una realtà sociale, un micro-organismo sociale in continua interazione osmotica con il mondo esterno, dal quale interscambia costantemente le aspettative, il vissuto, la cultura, le esperienze degli individui, attori sociali dentro e fuori l’Impresa stessa.

L’impresa è un’attività economica professionalmente organizzata con lo scopo di produrre o di scambiare beni o servizi, è caratterizzata da specifiche finalità e modalità di svolgimento. E’ un sistema sociale tecnico aperto, un sistema complesso con dinamiche di interdipendenza tra beni, servizi , know how e persone, che perseguono un obbiettivo comune.

«Mettere in atto una serie di politiche atte a rendere sicuro un determinato territorio significa migliorare la qualità della vita dei cittadini fornendo loro un vantaggio sociale generale. Per le imprese, invece, l’attuazione di politiche di sicurezza rappresenta senz’altro un vantaggio competitivo e, qualora esse stesse vi contribuiscano, è necessario considerarla alla stregua di veri e propri investimenti e non certo di costi»[4].

L’analisi della sicurezza nelle imprese deve obbligatoriamente interessare l’analisi della criminalità economica[5] con i suoi confini ampi e frastagliati[6] e le implicazioni ed interazioni con il sistema imprenditoriale, distinguendo quelli che sono i fenomeni che interessano l’impresa come attore deviante, come vittima o come strumento utilizzato dai singoli che, sfruttando la loro posizione in seno all’organizzazione, pongono in essere azioni a proprio vantaggio ed a danno dell’impresa medesima[7].

Occorre quindi indirizzare l’analisi alle interazioni tra criminalità economica, e modelli organizzativi come strumento di prevenzione, contrasto e controllo sul piano della conduzione imprenditoriale e delle attività ad essa correlate, in un percorso che affronta la sicurezza aziendale con un approccio organizzativo e multidisciplinare dove, le teorie socio-criminologiche devono essere integrate a quelle di gestione aziendale ed organizzazione d’impresa non tralasciando finanche il quadro normativo di riferimento[8].

Ipotesi Metodologica

Partendo dal costrutto che la sicurezza integrata nell’azienda costituisce in primo luogo un vantaggio competitivo all’impresa e secondariamente fornisce un miglioramento della qualità della vita degli attori sociali all’interno dell’organizzazione stessa, poiché «la persona si sente sicura quando è persuasa che ogni situazione può essere affrontata con successo, sia perché è in grado di fronteggiarla con le proprie forze, sia perché può rivolgersi ad un ente/istituzione capace di fornirle la garanzia di un intervento volto ad evitare danni significativi»[9], si vorranno evidenziare i punti di forza e le debolezze del sistema impresa, al fine di attuare politiche di sicurezza che interverranno a limitarne i rischi, a colmare il sentimento di insicurezza diffuso e ad aumentare il senso di appartenenza all’organizzazione stessa.

Si agirà su più fronti, effettuando un intervento sia sul gruppo dirigente, sia sui dipendenti e comunque sugli attori che interagiscono con l’organizzazione, tentando da una parte di analizzare ed di attivare azioni mirate ai processi produttivi ed ai flussi informativi (al fine di fornire un’operatività aziendale più efficace ed efficiente) e secondariamente operando a livello di attori sociali, coinvolgendo l’intera organizzazione ed agendo sul clima e sulle dinamiche interne. «Premessa necessaria ad ogni discorso riguardante la sicurezza è la presa di coscienza dell’importanza del “problema sicurezza”, che può essere definita come una condizione psicologica che rende l’individuo consapevole dell’esistenza di un programma di sicurezza».[10]

Il concetto sicurezza dovrà dunque entrare nel bagaglio culturale dell’organizzazione come del resto il concetto dell’attenzione consapevole[11] , ovvero attraverso il coinvolgimento dei diversi gruppi operanti nel contesto aziendale si potranno applicare coscientemente politiche che mirino alla sicurezza come bene comune con alti livelli di efficienza ed efficacia.

Si analizzeranno dunque le politiche di sicurezza esistenti e gli eventuali sistemi di valutazione e controllo in uso, evidenziando possibili lacune e vulnerabilità al fine di produrre un sistema di valutazione integrato che non vada a verificare esclusivamente le aree legate alla produzione od al business ma che si focalizzi prevalentemente sul sistema organizzazione.

Si agirà sul concetto di sicurezza integrata o globale, intesa come suddivisione di livelli distinti ma concorrenti e dunque si lavorerà a livello organizzativo (aspetti legati alla gestione delle risorse umane, ai flussi produttivi, alle interazioni tra gli attori coinvolti: management, dipendenti, fornitori, clienti, concorrenti etc.), fisico (legato al concetto più operativo di security) e logico (infrastrutture telematiche, flussi informativi, gestione dati personali, sensibili, industriali).

L’adozione di un modello di sicurezza integrato costituisce oggi un passo fondamentale per le aziende in quanto «l’attuazione di politiche di sicurezza rappresenta senz’altro un vantaggio competitivo»[12].

La sicurezza intesa come concetto multidimensionale dovrebbe essere valutata da più angolazioni: partendo dagli aspetti organizzativi, sino a quelli più propriamente legati alla produttività in quanto non si può non considerare come «il problema sicurezza [sia] in definitiva un problema di origine umana, che non è riconducibile a schemi, che si collega ad una preparazione culturale di base[…]»[13].

Si dovrà dunque agire sul clima e sul perimetro organizzativo, sulla produttività dell’organizzazione stessa come si agisce, a livello locale, con le metodiche tipiche della sicurezza situazionale e partecipata.

Schematicamente si può argomentare che, solo un approccio interdisciplinare può portare ad una sicurezza “globale/integrata”:

  • Sicurezza come riorganizzazione del flusso (processo) produttivo;
  • Sicurezza come partecipazione/appartenenza;
  • Sicurezza come prevenzione situazionale;
  • Sicurezza come analisi dei rischi e valutazione delle policy in funzione di modelli organizzativi, modelli normativi e modelli tecnici (i.e. Best Practies, Standard ISO, etc.).

 

 

 

 

[1] Terracciano U., prefazione in Antonilli A., Insicurezza e paura oggi,FrancoAngeli, Milano 2012, p.8.

[2] Beck U., La società del rischio, Carrocci, Roma, 2000.

[3] Censis, Cnpi (2004-2007), Il valore della sicurezza in Italia. Rapporto annuale, Franco Angeli, Milano, p.11.

[4] Cipolla C.-Urbani G., introduzione a Urbani G.-Vezzadini S., Valutare la sicurezza delle imprese, FrancoAngeli, Milano, 2008, p.9.

[5] A riguardo non si può non rimandare agli studi di Sutherland sui white collar crimes : E.H. Sutherland, Il crimine dai colletti bianchi. La versione integrale, Giuffrè, Milano, 1987.

[6] Bravo F, Criminalità economica e controllo sociale. Impresa etica e responsabilità ex d.lgs. 231/01, Bologna, Clueb, 2010, p.11.

[7] Bravo F, Criminalità economica e controllo sociale. Impresa etica e responsabilità ex d.lgs. 231/01, cit, pag.13.

[8] L’introduzione della cosiddetta responsabilità penale degli Enti a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgvo 231/01 costituisce un chiaro esempio di come gli studi sul controllo sociale e le strategie di contrasto e prevenzione della criminalità economica abbiano influito sul piano normativo sulla definizione di strumenti specifici finalizzati al contenimento di tutte quelle attività illecite che interessano il mondo imprenditoriale.

[9] Antonilli A., Insicurezza e paura oggi, FrancoAngeli, Milano 2012, p.28.

[10] Balloni A. , Il criminologo dell’organizzazione della sicurezza: problemi di formazione ed esigenze di professionalità, in Balloni A. (a cura di ), Criminologia e sicurezza, FrancoAngeli, Milano 1998, p.16.

[11] A riguardo cfr. Balloni A. , Il criminologo dell’organizzazione della sicurezza: problemi di formazione ed esigenze di professionalità, in Balloni A. (a cura di ), Criminologia e sicurezza, cit. p.17 e ss.

[12] Urbani G.- Vezzadini S., Valutare la sicurezza delle imprese, FrancoAngeli, Milano, 2008, p.9.

[13] Balloni A. , Il criminologo dell’organizzazione della sicurezza: problemi di formazione ed esigenze di professionalità, in Balloni A. (a cura di ), Criminologia e sicurezza, cit. p.19.

 

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