Il progetto regionale: formazione del personale e programmi differenziati: “Non possiamo dire che sono tutte uguali le persone”.


di Sofia Reatti

Mila Ferri, responsabile del servizio salute mentale, dipendenze patologiche, salute nelle carceri della regione Emilia Romagna, spiega il più ampio progetto di cui fa parte Casa Zacchera: “nel nostro Opg di Reggio Emilia abbiamo oggi 24 internati emiliano romagnoli, per i quali abbiamo un progetto regionale che comprende un’attivazione di tutti i dipartimenti di salute mentale con un referente per ogni dipartimento. Al momento in cui una persona entra in Opg viene contattato per costruire un progetto individualizzato, per cui abbiamo diversi gradi di protezione che vanno dall’ inserimento in strutture ordinarie della salute mentale, quindi residenze normali, ma anche programmi territoriali, che faremo per tutti i cittadini, e poi c’è la struttura di Sadurano. La cosa importante è che noi abbiamo una rete di professionisti su tutto il territorio che si attiva subito, che sono stati formati, e quindi conoscono la situazione particolare in cui si trovano queste persone e hanno anche una conoscenza dei meccanismi normativi per garantire il meglio. E’ opportuno che queste persone siano seguite da professionisti che conoscono bene la materia, l’importanza della formazione è fondamentale.”

Di quali figure professionali si tratta?

Il nostro referente è uno psichiatra che ha una sua equipe, lavora con educatori, infermieri e psicologi.

Come si vive negli Opg?

Male, malissimo, infatti gli Opg devono essere chiusi, questa è una certezza. Dal nostro punto di vista abbiamo cercato, nel momento in cui ci sono passate le competenze, nel 2008, di migliorare la situazione raddoppiando il numero di personale all’interno del nostro Opg di Reggio Emilia, adesso abbiamo circa un’ottantina di figure professionali, fra cui medici giovani, nuovi e motivati che fanno anche formazione continua, poi è chiaro che un Opg è tutto sommato un carcere.

Quindi, non possono essere considerate strutture idonee per la riabilitazione?

Certamente no, noi facciamo del nostro meglio perché la norma fino ad oggi ci impone questo, siamo molto favorevoli all’idea di cambiare passo, di avere residenze alcune completamente dedicate, altre no, a seconda dei bisogni. Non possiamo dire che sono tutte uguali le persone, anche se oggi diciamo sostanzialmente questo perché finiscono tutte li.

 

Articolo pubblicato sul numero di maggio di Piazza Grande

Foto pubblicata su Repubblica.it

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