Cercatori di memoria tra condivisione culturale e nuove tecnologie.


Divulgare il sapere per favorire la libera circolazione di idee, cultura e memoria collettiva; ma anche per tramandare le esperienze del passato: è l’obiettivo del progetto Gutemberg, di Liber Liber e Memoro.
di Maurizio Tonellotto

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Sono oltre 40 mila i libri digitali presenti nell’enorme database del progetto Gutemberg, raccolta iniziata da un lungimirante Micheal Hart, informatico statunitense, che dal 1971 si è posto l’obiettivo di costituire una biblioteca di libri elettronici liberamente consultabili. Negli anni il progetto si è consolidato, trovando i favori di innumerevoli volontari che con pazienza certosina, quasi a ricordare i monaci amanuensi del passato, digitalizzano, revisionano e aggiornano una delle più importanti e sicuramente più antiche raccolte di e-book a livello mondiale. Tra le opere vi sono i grandi classici della letteratura, privi di vincoli e diritti d’autore poiché ormai decaduti, ma anche libri che hanno ottenuto direttamente dagli stessi autori speciali liberatorie per la loro condivisione e pubblicazione in forma elettronica e gratuita. Il progetto Gutemberg è sicuramente il primo ma non l’unico di questo genere: sono infatti numerose le iniziative di analogo tenore che, come obiettivo, hanno quello di favorire la libera fruizione del patrimonio culturale mondiale. Liber Liber ad esempio, progetto italianissimo nato nel 1994 promuove, attraverso l’omonima ONLUS, la divulgazione di libri elettronici, spartiti musicali, documenti e tanto altro ancora, per favorire la libera circolazione di idee, cultura e memoria collettiva. Divulgare il sapere vuole dire anche recuperare le tradizioni, il vissuto e le esperienze del passato. Ora le nuove tecnologie diventano mediatori, custodi della memoria e del patrimonio culturale, come una moderna Biblioteca di Alessandria, portatrici però di un sapere diffuso e condiviso al riparo da pericoli distruttivi di folli conquistatori senza scrupoli. Dal 2007 nel torinese opera la “Banca Dati della Memoria”, progetto che vuole raccogliere e condividere, attraverso il portale “memoro.org”, materiale autoprodotto e documenti spontanei che riportano le esperienze vissute da persone nate prima del 1950. Memoro, attraverso i suoi “cercatori di memoria”, volontari che raccolgono, intervistano e documentano la quotidianità dei protagonisti ancora in vita dei primi del ‘900, vuole recuperare i racconti dei nostri padri; proprio quelli che ci venivano sussurrati da bambini, magari nelle sere d’inverno dal nonno partigiano o da quello contadino nato in una nebbiosa provincia emiliana, ma anche dalla zia mondina o dalla nonna che, indicandoci la vecchia madia, ci meravigliava spiegandoci come un tempo preparava i “castagnacci” solo per Natale. Racconti dal sapore antico, dall’odore di pioggia e foglie di alloro essiccate sulla stufa, delle coccole calde nel plaid a quadrettoni, del tabacco da pipa e di quel dopobarba pungente, ma così dolce nei nostri ricordi.
Recuperare il passato, le tradizioni e la cultura di un tempo è fondamentale per comprendere e magari arricchire di un’impalpabile ma dolce leggerezza i comportamenti di oggi, così legati alla smania nelle comunicazioni stringate di un sms o di un messaggio nella “bacheca” sul social preferito.
Recuperare il passato, proprio con quelle nuove tecnologie che ci proiettano verso un futuro sconfinato, appare il giusto contrappasso che potrebbe affrancarci da quell’assurda frenesia dell’oggi.

Articolo pubblicato in: Piazza Grande, Il giornale di Strada, Bologna, n.11/2014